La Commissione Europea ha presentato la bozza dell' “Affordable Housing Act”, un provvedimento che punta a dare agli Stati membri, alle Regioni e ai Comuni una cornice normativa europea per introdurre “limitazioni agli affitti brevi” nelle zone caratterizzate da forte pressione sul mercato abitativo.
La bozza – lo evidenziamo - è ancora lontana dall'essere legge. Prima di essere approvata definitivamente, infatti, dovrà passare al vaglio del Parlamento Europeo e del Consiglio. Un iter legislativo che potrebbe cambiare il testo anche in modo significativo
Se poi la proposta dovesse concretizzarsi in una Direttiva (e non un Regolamento), ogni Stato membro dovrebbe poi recepirla con una propria legge nazionale, aggiungendo un ulteriore livello di incertezza su tempi e contenuti.
Dal momento però che molti operatori ci hanno chiesto di avere più informazioni in proposito, abbiamo ritenuto utile questo approfondimento.
La proposta europea non prevede un divieto automatico degli affitti turistici su tutto il territorio europeo. Le eventuali restrizioni dovranno infatti essere “motivate, proporzionate e circoscritte” alle aree realmente in difficoltà.
La soglia di 8: quando scatta lo "stress abitativo"
Il cuore della bozza normativa è il concetto di “area sotto stress abitativo”. Una zona rientra in questa categoria quando il rapporto tra il prezzo medio delle abitazioni e il reddito medio della popolazione sia superiore ad 8. Questo divario deve essere aumentato negli ultimi dieci anni e deve essere difficile che migliori nei prossimi tre.
Cosa possono fare Comuni e Regioni
Nelle aree riconosciute sotto stress abitativo, le autorità competenti potranno adottare misure restrittive sugli affitti brevi, fino alla possibile sospensione.
Tuttavia, ogni restrizione dovrà superare precisi requisiti:
· Prova del danno: l'autorità dovrà dimostrare con dati oggettivi che gli affitti brevi hanno avuto un effetto negativo sulla disponibilità o accessibilità delle abitazioni nei tre anni precedenti alla misura.
· Proporzionalità: la misura non potrà andare oltre quanto strettamente necessario. Se esiste una soluzione meno restrittiva che produce lo stesso risultato, quella va preferita.
· Territorialità: le restrizioni dovranno essere circoscritte alle zone effettivamente in difficoltà (un quartiere, un Comune, un'area urbana), non estese automaticamente a territori ampi.
La prima casa è tutelata
L’eventuale stretta riguarda principalmente “le seconde case e gli immobili utilizzati in modo strutturale per affitti brevi”. La bozza di legge infatti esclude esplicitamente la residenza principale dell'host dalle restrizioni. Chi affitta temporaneamente la propria abitazione principale non sarà soggetto alle limitazioni previste dal regolamento.
Un fronte più delicato: le seconde case
La proposta apre anche alla possibilità di introdurre “limitazioni all'acquisto o all'utilizzo di immobili non adibiti a residenza principale”. Attenzione però: non si tratta di un blocco automatico alla vendita di seconde case. Il testo richiede sempre il rispetto dei principi di necessità e proporzionalità e suggerisce di valutare prima soluzioni meno restrittive come limiti quantitativi, eccezioni per situazioni già esistenti o incentivi fiscali.
Speriamo così di aver chiarito natura e obiettivi della bozza europea, che – lo ripetiamo – non è ancora legge. Sarà nostra cura tenervi aggiornati sull’esito dell’iter legislativo.