Sindacati

Bar e ristoranti "mascherati", Confcommercio chiede un'indagine congiunta nella provincia di Firenze

Il direttore della Confcommercio di Firenze Franco Marinoni lancia l’idea di un’indagine che, con la collaborazione di tutte le amministrazioni comunali, metta in luce “numeri certi e incontrovertibili sulla ristorazione parallela e su quella mascherata, per capire il vero impatto del fenomeno, che sta minacciando molte imprese regolari, e trovare soluzioni adeguate”. A livello nazionale ci ha pensato Fipe a delineare il quadro della situazione: i ristoranti attivi in falsi agriturismi, circoli culturali e sportivo-ricreativi fatturano nel complesso 5,2 miliardi, mentre le "finte" sagre ne fatturano oltre 558 milioni e generano una perdita di imposte dirette e contributi pari a 710 milioni. Il settore dei pubblici esercizi in provincia di Firenze è rappresentato da 5.599 imprese, delle quali 2.710 ristoranti, 2.529 bar, 322 gelaterie e pasticcerie e 38 catering. “In nome e per conto di queste imprese chiediamo che sia fatta luce sulla ristorazione mascherata e che si provveda a vigilare su abusivismo e concorrenza sleale”, ribadisce il direttore della Confcommercio.

 

Confcommercio torna a parlare di ristorazione mascherata, un fenomeno che in Italia registra numeri altissimi e minaccia fatturato e occupazione delle imprese regolari. “D’estate la concorrenza si sente ancora di più perché sagre, circoli e feste private raggiungono il picco dell’attività”, denuncia il direttore della Confcommercio di Firenze Franco Marinoni, “così, mentre i ristoratori si impegnano a far quadrare i conti pagando stipendi, tasse e tariffe, c’è chi guadagna alle spalle loro e della comunità. Perché se qualcuno con i proventi delle sagre compra ambulanze e sistema campi sportivi, altri – come quelli che organizza cene e feste private – semplicemente fanno attività di impresa mascherata per guadagnare senza sobbarcarsi gli oneri del fare impresa”.

 

Confcommercio lancia quindi l’idea di un’indagine territoriale che metta in luce i numeri del fenomeno in provincia di Firenze. “Con la collaborazione di tutte le Amministrazioni Comunali potremmo tirare fuori numeri certi e incontrovertibili sulla ristorazione parallela e su quella mascherata, per capire il vero impatto del fenomeno e trovare soluzioni adeguate”, sottolinea Marinoni, “è un impegno che la politica dovrebbe assumersi nei confronti di chi ogni giorno lavora nella piena legalità. Non può passare l’idea che vinca chi è più furbo. Poi ci vogliono più controlli, tutto l’anno. Al proposito, auspichiamo che almeno sul tema della regolamentazione e del contrasto dei finti circoli privati il decreto legislativo di riforma del terzo settore, ora all'esame delle Camere, possa dare un contributo di chiarezza”. 

 

I numeri del sommerso nella ristorazione sono impressionanti a livello nazionale: secondo una recente indagine di Fipe, la federazione nazionale di Confcommercio che riunisce i pubblici esercizi, i ristoranti nei falsi agriturismi e quelli nei circoli culturali e sportivo-ricreativi in Italia sviluppano introiti per 5,2 miliardi di euro, mentre le sagre “fasulle” sono ben 27.300, fatturano oltre 558 milioni di euro e generano una perdita di imposte dirette e contributi pari a 710 milioni. “Soldi che vengono sottratti all’erario e al circuito del lavoro regolare”, sottolinea il direttore della Confcommercio fiorentina Franco Marinoni, “perché solo le imprese sviluppano vera ricchezza per il territorio, assumendo dipendenti e pagando tutti gli oneri del caso”. 

 

Il settore dei pubblici esercizi in provincia di Firenze è rappresentato da 5.599 imprese iscritte alla Camera di Commercio (al 31.12.2016) su un totale complessivo di 27.767 registrato in tutta la Toscana. Nello specifico, esistono nel fiorentino 2.710 ristoranti, 2.529 bar, 322 gelaterie e pasticcerie e 38 imprese di catering. “In nome e per conto di queste imprese chiediamo che sia fatta luce sulla ristorazione mascherata e che si provveda a vigilare su abusivismo e concorrenza sleale”, ribadisce il direttore della Confcommercio.